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Sandro Tiberini

REPERTORIO DELLE FAMIGLIE E DEI GRUPPI SIGNORILI NEL PERUGINO E NELL' EUGUBINO TRA XI E XIII SECOLO

 

PREMESSA

È con profonda e viva soddisfazione che vedo approdare alla pubblicazione questo mio lavoro, che rappresenta il coronamento (non certo però la conclusione) di una ricerca iniziata sedici anni or sono e il cui primo frutto si è concretizzato nell’elaborazione della tesi di dottorato, discussa con successo nel giugno del 1992; da essa ho tratto un volume, pubblicato sette anni dopo a cura dell’Ufficio centrale per i beni archivistici e accolto con lusinghiere attestazioni di apprezzamento dagli studiosi di cose medievali, perugini e non. Per completare adeguatamente l’opera mancava tuttavia un ulteriore e fondamentale passaggio, cioè l’edizione integrale della ricca appendice documentaria che corredava la tesi di dottorato e che era stata inserita nella pubblicazione solo in termini sintetici, cioè nella forma di citazioni, e per di più unicamente in relazione ad una parte del materiale contenuto nell’appendice medesima. Per cui, a partire dal 1997, mi sono messo all’opera per colmare questa lacuna; e, devo dire, otto anni di intenso lavoro sono appena stati sufficienti non solo e non tanto per rivedere e correggere il centinaio di schede in cui avevo raggruppato le notizie relative alle famiglie ed ai gruppi signorili del Perugino e dell’Eugubino, ma anche e soprattutto per riprendere in esame in modo sistematico alcuni importati “giacimenti” documentari che, durante la stesura della tesi di dottorato, ero stato costretto in parte a tralasciare per motivi di tempo. Mi riferisco qui, in particolare, a fondi archivistici come il Giudiziario antico ed alla serie dei registri contabili, in particolare quelli dei Massari, conservati presso l’Archivio storico del comune di Perugia, come pure ad altri archivi collocati località diverse da Perugia e Gubbio, i quali tutti hanno fornito una messe di dati che hanno grandemente arricchito, sia in quantità che in qualità, il patrimonio di conoscenze disponibili sul fenomeno signorile nell’area considerata.

Ciò detto, occorre tuttavia precisare che queste nuove acquisizioni non hanno inficiato in alcun modo le conclusioni a cui sono pervenuto nel valutare i caratteri peculiari assunti dalla signoria rurale nel suo radicarsi e diffondersi all’interno dell’antico “corridoio bizantino” (tarda, parziale e discontinua diffusione dell’incastellamento di origine “privata”, del sistema di organizzazione produttiva basato sulla curtis e dei rapporti di dipendenza personale nelle campagne; frammentarietà e debolezza dei dominati territoriali, sia laici che ecclesiastici; scarsa capacità di resistenza alla spinta egemonica della città nel territorio, cronologicamente concomitante allo sviluppo delle forme signorili di dominio). Questo soprattutto perché la stragrande maggioranza delle nuove notizie reperite si riferisce cronologicamente alla seconda metà del secolo XIII, quando ormai le forme originarie di dominio su uomini e terre andavano estinguendosi, per evolvere più tardi verso altre forme di potere, questa volta di carattere “borghese”. Ciò non toglie che quanto è stato aggiunto getti certamente nuova e più viva luce su vari aspetti, d'altronde già evidenziati, del ruolo sociale e politico assunto da famiglie e gruppi magnatizi di diversa provenienza; mi riferisco in particolare ai rapporti con il comune cittadino e con le sue istituzioni, complessi, multiformi e spesso ambigui. A questo proposito, tanto per fare un esempio, i più di trecento documenti raccolti nella scheda relativa al lignaggio degli Oddi, quasi tutti riferiti a questa fase storica, rappresentano una autentica miniera di notizie per valutare il livello di integrazione di un clan familiare ricco e potente in una fase della vita cittadina caratterizzata dall’affermazione e dal consolidamento del comune “di popolo”; ma considerazioni simili potrebbero essere svolte anche per soggetti come i Baglioni, i Montesperelli, i Montemelini e vari altri. Questo discorso tuttavia vale, in sostanza, limitatamente alla realtà perugina, sicuramente assai più favorita dal punto di vista della disponibilità di fonti archivistiche che non quella eugubina, ove solo a partire dal secolo XIV abbiamo l’inizio delle grandi raccolte di documenti conservati in forma di registro.

Se dunque è vero che nulla è cambiato rispetto all’impianto teorico generale che sorregge l’analisi della signoria rurale nelle sue varie componenti e nelle sue dinamiche, va anche tuttavia precisato che le successive indagini effettuate, oltre che come si è visto consentire ulteriori approfondimenti e chiarimenti alle problematiche già in precedenza affrontate, hanno anche fornito l’occasione per apportare correzioni ed emendamenti riguardo a singole schede; in un caso anzi sono arrivato alla determinazione di escludere dall’elenco dei soggetti signorili presi in esame un gruppo magnatizio che pure risulta essere documentato tramite il più antico atto di affrancazione collettiva dagli oneri servili conservato a Perugia (si tratta dei cosiddetti domini di Montelabbate, sui quali si veda l’appendice, contenente l’edizione del detto documento e una introduzione in cui si espongono le motivazioni che mi hanno indotto a tale esclusione). Per quanto riguarda invece le variazioni e gli emendamenti apportati a tutte le altre schede documentarie, mi limiterò ad elencare quelli che hanno comportato modifiche di tipo sostanziale, tralasciando i casi in cui le integrazioni e le correzioni apportate non hanno inficiato l’interpretazione dei caratteri fondamentali dei gruppi familiari considerati:

- Domini di Rosciano: nuove acquisizioni documentarie hanno consentito di inserire altri quattro nuclei familiari accanto ai tre cui inizialmente ritenevo si limitasse la consorteria dei signori del castello (TIBERINI 1999*, pp. 88-89; scheda 91).

- Domini di Ramazzano: per ciò che riguarda in particolare il gruppo signorile IV, vi sono stati numerosi ampliamenti e correzioni, che hanno in parte mutato, anche se non stravolto, il modello di struttura agnatizia precedentemente proposto (TIBERINI 1999*, pp. 107-111; scheda 87.).

- Domini di Poggio Manente-Castiglione Aldobrando: è stata totalmente riformulato lo schema genealogico proposto relativamente alla derivazione della famiglia dei signori di Poggio Manente dal capostipite Armanno di Rainaldo (TIBERINI 1999*, pp. 112-113; scheda 83.1).

- Domini di Ascagnano-Castiglione Ugolino: numerose sono state le aggiunte e le modifiche, in particolare per quanto concerne un ipotetico ramo della famiglia, prima sconosciuto (TIBERINI 1999*, p. 114; scheda 83.72).

- Domini di Serra supra Asinum: è stato evidenziato il ramo dei discendenti di Tornamparte di Rudolfino (?), i quali assunsero specificamente il predicato de Serra; a tale ramo sono stati aggregati soggetti dei quali in precedenza non era chiaro il rapporto con la linea agnatizia principale (TIBERINI 1999*, pp. 119-120; scheda 77.14).

- Guelfoni: grazie ad un gruppo omogeneo di documenti reperiti nell’Archivio storico del comune di Gualdo Tadino, si è potuto incrementare ulteriormente il già abbondante materiale riguardante questo grande lignaggio eugubino, così da consentire l’individuazione di una ulteriore ramificazione di esso (TIBERINI 1999*, pp. 123-127; scheda 54.122).

- Domini di Branca: la configurazione dei reciproci rapporti tra i membri di questo gruppo di condomini del castrum è stata completamente rivista (TIBERINI 1999*, p. 132; scheda 11.).

- Domini di Rocca d’Appennino: l’edizione critica del Libro Rosso del comune di Fabriano ha consentito di ampliare notevolmente questa scheda, anche con l’aggiunta di un’altra famiglia di condomini prima sconosciuta (TIBERINI 1999*, p. 136; scheda 90.).

- Conti di Marsciano-Parrano: alla scheda concernente questa famiglia comitale ho ritenuto di unire quella relativa ai conti di Piegaro, a prescindere dai dubbi da me precedentemente formulati riguardo ai possibili rapporti di derivazione del secondo soggetto signorile dal primo (TIBERINI 1999*, pp. 138-141; schede 60. e 60.111).

- Oddi: la grande massa di informazioni nuovamente acquisite su tale gruppo familiare ha reso possibile ampliare ulteriormente, oltre che emendare, l’albero genealogico di esso (TIBERINI 1999*, pp. 142-144; scheda 75).

 

Per concludere, mi corre l’obbligo di rendere conto di un’ulteriore integrazione che ho ritenuto di apportare a completamento di questa edizione riveduta, corretta ed arricchita della appendice alla mia tesi di dottorato: mi riferisco alle trentaquattro nuove schede che sono state inserite nella parte finale di questa rassegna delle famiglie e dei gruppi signorili e che si riferiscono a quei soggetti “rispetto ai quali, ad eccezione del fatto che risultano essere domini di un numero in genere imprecisato, ma presumibilmente esiguo, di umili “vassalli” e/o che posseggono porzioni più o meno ridotte di chiese ed oratori, non abbiamo alcun indizio che faccia pensare ad un loro collocarsi in qualche modo al livello più elevato delle aristocrazie cittadine o rurali (partecipazione a strutture dirigenti comunali, ammissione di membri di esse nei collegi canonicali delle chiese cattedrali, possesso di castra, assunzione del predicato territoriale…)” (vedi infra, possessori di homines, avvertenze). Questa integrazione ritengo sia funzionale allo spirito che sta alla base della mia interpretazione delle forme che la signoria rurale assunse in area perugina ed eugubina: essa, se pure come sopra ho ricordato non rappresentò nel suo complesso una realtà politicamente “forte” e tale da costituire una alternativa credibile al dominio di soggetti istituzionali come il comune urbano, l’impero e il papato, forse proprio a causa di questa “debolezza” riuscì tuttavia ad insinuarsi capillarmente ed a radicarsi stabilmente nelle strutture della società rurale. In tal modo dunque si venne ad impiantare una rete molecolare di rapporti di dipendenza economica e di soggezione sociale la quale passò sostanzialmente indenne attraverso i secoli del basso medioevo, mutando sì forma ma riuscendo a salvaguardare la propria essenza, vale a dire la capacità di mantenere le masse contadine in quella condizione di sottomissione totale la quale trovò in età moderna la sua codificazione più compiuta nel sistema mezzadrile, universalmente dominante nelle nostre campagne fino agli anni cinquanta del secolo scorso.